sabato 24 giugno 2017

leggere non ha mai ammazzato nessuno

In tutte le biblioteche nelle quali ho lavorato all'inizio dell'estate succede la stessa cosa (se si esclude la biblioteca dell'Istituto Giuridico dell'Università di Bologna, e capirete perché).
Arrivano, accompagnati dai genitori, studenti per le terribili e famigeratissime letture estive. C'è un po' di tutto dalla lista di soli 10 libri per 150 studenti, (l'anno prossimo li assegneremo mediante lotteria, così finanziamo la biblioteca) ad elenchi interessanti con bei libri.
In genere l'insegnante propone 3, 4 libri da leggere durante l'estate, qualcosa che attira l'attenzione si trova sempre curiosando fra gli scaffali, insomma non è raro che il giovane lettore arrivi al banco prestito con 5, 6 libri.
A questo punto interviene il genitore con una o più frasi standard:
- non vorrai mica prenderli tutti in una volta?
- e sei poi non li leggi?
- meglio che cominci con uno e poi vedremo
- dai scegline uno in fretta, tanto uno vale l'altro
- questo non è mica adatto a te
e rivolti al bibliotecario
- no, perché sa a lui/lei non piace leggere
- no, perché lui/lei proprio non legge
- pensi che l'insegnante oltre a dargli i compiti da fare gli ha anche detto di leggere, non so dove troveranno il tempo
a questo punto il bibliotecario frena con grande professionalità i propri istinti omicidi e sorridendo cerca di spiegare che i libri si possono prendere anche tutti, che se per caso passa il mese previsto per il prestito si può far la proroga, che, caspita, quel libro che stanno scartando è proprio bello e sarebbe un peccato non trovarlo.
Niente da fare, il genitore impone misure draconiane, un libro e via a casa.

Cari genitori mettiamola così.
Non è che li state trattando molto bene i vostri figli. Provate a immaginare se qualcuno vi dicesse che non siete capaci di fare quello che siete chiamati a fare. Immaginate, che so, un chirurgo al quale un superiore dica:
- non vorrai mica tagliare così?
e rivolgendosi al paziente
- no perché, sa, lui le appendicectomie proprio non le sa fare e anche a toglier le tonsille non è che se la cavi molto bene
Non cominciate a sentir un lieve tremolio nella mano?

Oppure li state trattando troppo bene  e avete paura che facciano troppa fatica, poveri cari. Ecco, vorrei ricordarvi che stiamo parlando di piccoli mostri (tranquilli se non lo sono ora aspettate un paio d'anni e mi direte) inclini a non alzarsi prima di mezzogiorno, per poi stendersi sul divano mangiando biscotti e patatine. Esseri il cui habitat è una stanza cosparsa di calzini abbandonati sul pavimento e che della casa conoscono esclusivamente il percorso che va dalla propria stanza al frigorifero.

Sia chiaro, non siamo di quelli che credono che i libri guariscano dai mali, salvino la vita, rendano migliori (Goebbels, tanto per fare un esempio, aveva un dottorato in letteratura).
Però è scientificamente provato che leggere, anche ben oltre la modica quantità, non nuoce alla salute (tranne rarissimi casi come Paolo e Francesca, che comunque hanno avuto problemi per aver smesso di leggere) tutt'al più può dare leggera assuefazione.
Quindi state tranquilli, non cambia quasi nulla se lasciate che portino a casa tutti i libri che vogliono, li troverete ancora sul divano con biscotti e patatine, ma magari intenti a leggere qualcosa.






giovedì 11 maggio 2017

La piaga della Biblioteca Saffi è il traffico!

Sono passata alla Biblioteca Saffi l'altro pomeriggio. Ho lavorato lì fino a pochi mesi fa e da sempre, dai tempi del liceo, è stata la "mia" biblioteca. 
Insomma c'era una grossa novità, il cartello della foto qui a fianco affisso praticamente dappertutto. Mi ha fatto molto piacere leggerlo. Ho pensato che se la direzione aveva tempo per occuparsi (per quanto con toni da dittatura distopica)  di queste cose voleva dire che tutti gli altri problemi erano erano stati risolti. Mi sono guardata meglio attorno e ho visto che invece tutto sembrava ancora esattamente come tre mesi fa, quando me ne sono andata.

Chiusa oltre  metà della biblioteca per crolli di arellato avvenuti ormai non so nemmeno quanti anni fa, personale sempre più stanco, frustrato, demotivato, nessuna valorizzazione delle loro competenze, nessuna formazione o aggiornamento,  acquisti di novità librarie a dir poco imbarazzanti  e fatti senza nessun criterio, interi scaffali montati su ruote e spostati in deposito per far spazio alla solita ridda di iniziative  affastellate senza logica e progettazione. (Per carità roba di poco conto, giusto tutta la letteratura russa, quella spagnola, portoghese, greca e latina, che vuoi che sia). Nessuna, idea, nessun progetto, un semplice e stanco tirare avanti.

Allora mi è venuto in mente il film Johnny Stecchino, quando lo zio Dante spiega a  Johnny che "la terza e più grave di queste piaghe che veramente diffama la Sicilia e in patticolare Palemmo agli occhi de' mondo... hee... lei ha già capito, è inutile che io glielo dica... mi veggogno a dillo... è il traffico!"

Sì insomma la piaga più grave della Biblioteca Saffi è evidentemente il traffico di ringraziamenti rivolti a singoli bibliotecari che si sono prodigati nell'aiutare i gentili utenti.

Mi astengo da qualsiasi considerazione. Ne hanno fatte di bellissime molte, moltissime persone che hanno condiviso la foto del cartello che stamattina ho pubblicato su facebook. (Le leggete qui)
Alcune indignate, molte ironiche (una risata li seppellirà, e in effetti nell'attesa ci stiamo divertendo molto) un effetto l'hanno avuto: far rimuovere (solo) quel cartello.

Una postilla
Non pubblico, ovviamente, mail private. Ma, visto che sono stata accusata di divulgare questi comportamenti a danno dell'immagine della biblioteca, vorrei ricordare una piccola basilare distinzione fra causa ed effetto. L'immagine della biblioteca è rovinata da questi comportamenti e da chi li mette in atto. Non da chi li divulga. Peraltro, senza la divulgazione, quel cartello sarebbe ancora lì

giovedì 19 gennaio 2017

In difesa dei non lettori

"Che ansia" ha commentato un mio collega su facebook alla notizia che a Tunisi un tassista ha trasformato il proprio taxi in una biblioteca itinerante. E ha ragione Antonio, sono tempi duri, durissimi per i non lettori. Incalzati da "biblioteche" nuove di zecca che spuntano dappertutto, invitati a leggere, spinti a sentirsi in colpa se non lo fanno.
Evitate, cari non lettori, il taxi per non incappare nello zelante profeta della lettura? Non va meglio con gli autobus. Potreste trovarsi ad una fermata biblioteca e guai a sbirciare il telefonino, ascoltare musica o semplicemente guardarsi intorno: si legga piuttosto.
Pericolosissimo anche andare in  metropolitana, dove i libri possono essere utilizzati come biglietti e dove non manca una bella biblioteca sotterranea.
Sappiate, cari non lettori, che non siete al sicuro in treno e nemmeno in aeroporto. E che se scegliete la bicicletta magari incappate in una biblioteca a pedali. E che se fate una passeggiata in un parco sicuramente troverete una biblioteca nell'albero tutta per voi
Sulla via del ritorno potreste incappare in una cabina telefonica trasformata in biblioteca e una volta a casa non riuscireste a sfuggire al richiamo della biblioteca di condominio.
Se andate a far la spesa al supermercato non mancheranno due scaffalini miseri (che altri chiaman la biblioteca) con libri ciancicati. Attenti alle lavanderie, al calzolaio e, ovviamente, a centri estetici e parrucchieri.
Pensate di fuggire? In un posto lontano, magari su un'isola deserta? Non fatelo. Un biblioboat vi raggiungerà.
E se pensate a gesti eclatanti, come eliminare fisicamente chi cerca di portarvi sulla retta e nobile via della lettura (come darvi torto), non avrete scampo nemmeno in galera, la via dello sconto di pena passa attraverso la lettura.


mercoledì 28 settembre 2016

di sguardi e sorrisi e, purtroppo, null'altro

Qualche giorno fa in biblioteca è arrivata una bambina, un paio di passi dietro di lei la madre. La bambina mi ha salutato, ha appoggiato sul tavolo uno zaino nuovo e coloratissimo (era evidente che ne andava molto fiera), l’ha aperto e tirato fuori i libri da restituirci.
Io l’ho salutata, ho preso i libri, l’ho ringraziata e aggiunto che il suo zaino era molto bello e aveva colori stupendi.
Lei si è voltata tutta contenta verso la madre e le ha detto, prima nella sua lingua e poi in italiano -  vedi mamma che avevo ragione e che non devi aver paura a venire qui. In questo posto sono tutti gentilissimi.
La signora mi ha guardato, rivolto un gran sorriso e  ringraziato in un italiano stentato. Io l’ho guardata e contraccambiato il sorriso.
A questo punto  potrei finire qui questo apologo un po' stucchevole, potrei aggiungere, ed è vero, che per qualche secondo mi è sembrato che il mio lavoro avesse ancora un senso (mi capita sempre più di rado).
E mentre guardavo la bambina con lo zaino colorato e la mamma andarsene, una carica di libri e l'altra accompagnata solamente dall'unica cosa che le potessimo offrire, un po' di gentilezza, mi sono chiesta quando abbiamo cominciato.

Quando abbiamo cominciato a pensare che dispensare sguardi e sorrisi a chi viene da un altro paese e non conosce la nostra lingua fosse sufficiente. Che ospitare al caldo d'inverno e al fresco d'estate chi non ha una casa, chi non ha un lavoro, chi ha problemi psichici potesse bastare. Quando seguendo l'idea che le biblioteche devono rispecchiare la nostra società (davvero? abbiamo aspirazioni e modelli così bassi?) abbiamo aperto le porte a tutti (sacrosanto, sia chiaro) e abbiamo lasciato tutti lì, in biblioteca a fare non si sa bene cosa, riproponendo esattamente quello che succede fuori: aree di emarginazione, insofferenze, non risposte ai bisogni.
Per carità, non dico che sia ovunque così ma, complessivamente, quand'è che abbiamo smesso di guardarci attorno, di leggere i bisogni della nostra comunità e progettare per dare risposte, e di inviare ad altri quando le risposte non erano di nostra competenza? Quando abbiamo sostituito alle idee l'aneddotica biblioteconomica?
Quando abbiamo cominciato a pensare che la biblioteca potesse essere il ricettacolo di ogni iniziativa, spesso scopiazzata da biblioteche straniere (l'erba del vicino), sempre decontestualizzata da ogni tipo di progettualità? Il tricot, prestiamo le cravatte a chi ha colloqui di lavoro, prestiamo gli sci, le chitarre, mettiamo un pianoforte, la pole dance (giuro), proiettiamo i film, la cena con delitto, l'apericena, la rock band, la jazz band, la musica etnica, il torneo di ballo, quello di burraco, il minigolf, il buffet e la spaghettata...
Quand'è che le nostre biblioteche sono diventate parchi giochi per bambini mai cresciuti, emarginando di fatto chi ha bisogni informativi, chi ha ha bisogni complessi chi, in nome di una concezione politicamente corretta ed ipocrita di accoglienza è lasciato a bivaccare tutto il giorno in biblioteca.
La signora che sorride sarà felice di sapere che sua figlia è trattata con gentilezza in biblioteca. Difficilmente la rivedremo. I suoi bisogni, così palesi per quanto inespressi ed inesprimibili nel suo italiano frammentario, non troverebbero risposta.
Quand'è che cominciamo a ragionarci?

martedì 23 agosto 2016

#ChissàPerché

Dal profilo twitter di Davide Borgo
https://twitter.com/dborgo/status/
768050973797388288?lang=it

#ChissàPerché non si riesce a parlare di libri in maniera normale in Italia

Ci sono i Disinteressati, la stragrande maggioranza  delle persone, che di libri e lettura non parlano proprio. Non sono interessati, non leggono. Vengono citati dalla stampa un paio di volte l'anno, quando escono statistiche sullo stato della lettura e si dice che bisogna rivolgersi al sempre più bacino dei disinteressati. Loro però non lo vengono a sapere perché tanto non leggono.

Poi ci sono i Lettori forti, sono per lo più innocui. Vengono citati anche loro un paio di volte l'anno quando escono statistiche sullo stato della lettura, si dice che esistano, che da soli tengano in vita il mercato editoriale, qualcuno sostiene anche di averne visti due.
In realtà vivono nell'ombra, tendono ad accompagnarsi con i loro simili in comunità, non di rado virtuali, nelle quali si scambiano con tono cospiratorio titoli di libri.

Poi ci sono gli Apostoli della Lettura, sono pericolosissimi. Cercano di convincere i Disinteressati che leggere fa bene. Le loro uniche letture sono quelle che sostengono che leggere fa bene. Scandagliano il web alla ricerca di articoli che dimostrino che la lettura rende più belli, più intelligenti, più sensibili, più alti, con meno cellulite, senza brufoli e li diffondono con l'implacabilità delle dieci piaghe d'Egitto. Nei momenti di tempo libero raccolgono frasi ad alto contenuto simbolico (ma di nessun senso logico) ovviamente sulla bellezza della lettura.

Abbiamo poi i Politici. Molti di loro rientrano nella categoria dei Disinteressati. Altri, più sfortunati,  pare si imbattano solo in libri per bambini in cui pinguini dello stesso sesso covano un uovo. Ne rimangono talmente turbati da volerli bandire da scuole e biblioteche. Alcuni di loro sono molto sensibili alla questione della purezza cromatica dei colori primari, al punto da voler bandire anche libri nei quali il blu e il giallo si mescolino dando vita a impuri colori secondari.

Poi da oggi abbiamo anche Quelli del Decathlon. Hanno lanciato una campagna con l'hashtag #LoFaccioPerché (lo sport, si intende). Ci sono alcuni filmati su yotube e dei cartelloni pubblicitari. In queste ore sta destando parecchie critiche un manifesto pubblicitario in cui un bambino gioca a calcio e la scritta #LoFaccioPerché in campo non servono i libri. L'immagine è stata postata da Davide Borgo su twitter e decathlon ha risposto che Lo sport, soprattutto da bambini, è spensieratezza. Non è nostra intenzione sollevare alcuna polemica! :)

A me questa campagna piace molto. La trovo improntata ad un sano realismo. Si rivolge alla fetta di mercato più ampia, quella dei Disinteressati, non pretende di cambiarla come fanno gli Apostoli, dice quello che molti pensano, che i libri son palle pazzesche, capaci solo di suscitare pensieri, accontentando così i Politici. E non si cura affatto dei Lettori forti che in fin dei conti sono un po' come gli unicorni.
Insomma penso avrà il grande successo che si merita.


martedì 2 agosto 2016

Il mediterraneo in 10 isole (più o meno)

Isolario di Benedetto Bordone nel qual si ragiona di tutte l'isole del mondo, con li lor nomi antichi & moderni, historie, fauole, & modi del loro viuere, & in qual parte del mare stanno, & in qual parallelo & clima giaciono. Con la gionta del monte del Oro nouamente ritrouato. ...  (Impresse in Vinegia: per Nicolò d'Aristotile, detto Zoppino, 1534 nel mese di giugno)








"C'era un uomo che amava le isole... Voleva un'isola tutta per sé: non necessariamente per restarvi solo, ma per farne un mondo tutto suo" scrive D. H. Lawrence  E forse è per questo, perché ci assomigliano, riflettono le nostre contraddizioni, ci rappresentano che le isole hanno sempre avuto un posto centrale nell'immaginario letterario.
Isole come mondo a parte, ritorno alla natura, spazio dell'avventura. O isole come costruzioni utopiche dove la natura viene trasformata da un principio razionale.
Isole come approdo felice, spazio di libertà ed evasione o, al contrario, isole prigione, territori di reclusione, di segregazione.

L'isola come  luogo geografico intermedio fra la terra e il mare  partecipa di entrambe le nature, di entrambe le simbologie. Da una parte uno spazio delimitato e sicuro, dall'altro un elemento fluido, indefinito nel quale le regole sociali sono escluse.
L'isola, grazie al suo spazio concluso, racchiude in sé il mito della totale conoscibilità, l'illusione dell'esaurimento alla Perec, conoscibilità spesso elusa dallo svelarsi di una natura misteriosa e metamorfica.

Un viaggio nel mediterraneo attraverso 10 isole letterarie.
E' vero, non c'è l'Odissea, che tutto racchiude e compendia. La storia dell'isola delle rose, poi, avrebbe meritato un narratore meno stucchevole, ma le forme utopiche su palafitte mi hanno sempre affascinato. Probabilmente perché le vacanze più belle, da bambina, le ho passate su un capanno da pesca, microscopica isola utopica sospesa per aria ma con i piedi nell'acqua.


Isola d'Elba

N di Ernesto Ferrero racconta i trecento giorni di Napoleone sull'Isola d'Elba. La voce narrante è quella di Martino Acquabona, un letterato del luogo che verrà nominato bibliotecario dall'imperatore. Combattuti fra avversione e fascinazione gli elbani saranno costretti dall'irrompere di Napoleone sull'isola a fare i conti con sé stessi e il mondo esterno.
Prima del suo arrivo, non bastavamo soltanto a noi stessi: eravamo la misura di noi stessi. La percezione del mondo vasto e tumultuoso, al di là del mare, non ci offendeva. Ma adesso  l'Uomo che si è posto a misura di tutte le cose è piombato tra noi, ci ha obbligato a misurarci davvero con Lui, con la sua storia, con la Storia, con il continente. Questo facciamo ogni giorno: prendiamo accuratamente misure della nostra persona, e il risultato ci mortifica.

Isola del Giglio

Isole minori di Lorenza Pieri racconta la vita di una famiglia che vive sull'isola del Giglio. La storia, narrata da Teresa, la  figlia minore, si dipana nell'arco di quarant'anni e intreccia le vicende personali con gli avvenimenti della storia e della cronaca italiana degli ultimi anni. Ma la vera protagonista è l'isola dalla quale è necessario distaccarsi ma alla quale si finisce per fare ritorno.
Io avevo un'isola, e la fortuna di passare la maggior parte del mio tempo con il mare come orizzonte, circondata da una cintura di sicurezza liquida che metteva sempre al riparo da tutto quello che succedeva là fuori.

Sardegna

Passavamo sulla terra leggeri è l'ultima opera di Sergio Atzeni che la terminò pochi giorni prima di morire, il 6 settembre 1995. E' il racconto millenario dell'isola che, dopo una lunga tradizione orale, viene affidato ad un narratore scrittore. La storia si mescola con il mito, l'epica, la leggenda perché, come scrive Atzeni, "Credere che la storia dica la verità e il romanzo dica falsità è pericoloso. Poiché gli uomini si muovono sulla base di informazioni false e tendenziose bisogna convincersi che spesso gli storici non dicono verità, mentre i romanzi, a volte, raccontano più verità degli storici"
Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità. Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta. A parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici.

Lampedusa

Lampedusa di Maylis de Kerangal. "Mi dico che a volte scrivere è come fondare un paesaggio", dice la scrittrice. E nella notte in cui un bollettino radio comunica l'affondamento di un barcone proveniente dalla Libia e la morte di 300 persone al largo di Lampedusa, questo fa la De Kerangal: ricostruisce, ricompone Lampedusa affiancando alle immagini di morte altre immagini, ricordi, "risonanze".
La notte avanza. Sono ora inchiodata sull'isola di Lampedusa come quando ci si fissa su un granello di polvere sul foglio bianco. Ho l'impressione che esista come luogo in un non-luogo, sasso inalterabile emerso contro lo spazio liquido, terra delineata contro il mare indistinto in cui si aboliscono il tempo e la topografia - a lungo bisognò fare appello al cielo per stabilire una rotta, un allineamento di stelle indicava la direzione.

Procida

L'isola di Arturo di Elsa Morante. Romanzo di formazione fra i più noti. Vi è raccontata l'avventura interiore di un adolescente che, attraverso prove ed esperienze anche dolorose, lascia il mondo dell'infanzia per entrare direttamente in quello degli adulti. L'isola di Procida non è nel romanzo solo un luogo geograficamente connotato, ma il simbolo dell'infanzia, di un'età magica e precaria che deve essere abbandonata per entrare nel mondo adulto.
Senti, non mi va di vedere Procida mentre si allontana, e si confonde, diventa come una cosa grigia... Preferisco fingere che non sia mai esistita. Perciò fino al momento che non se ne vede più niente, sarà meglio che io non guardi là. Tu avvisami a quel momento.E rimasi col viso sul braccio, quasi in un malore senza nessun pensiero, finché Silvestro mi scosse con delicatezza e mi disse: - Arturo, su, puoi svegliarti.Intorno alla nostra nave, la marina era tutta uniforme, sconfinata come un oceano. L'isola non si vedeva più.

Un'isola greca

Dal mare verrà ogni bene di Christos Ikonomou. Un gruppo di Ateniesi, in seguito alla crisi economica che ha colpito la Grecia decide di abbandonare Atene cercando nuove opportunità e una nuova vita su un'isola dell'Egeo. Qui ritroveranno lo stesso sistema corrotto di potere e denaro che li aveva portati ad abbandonare la capitale. Qui saranno considerati, dagli abitanti dell'isola, stranieri, profughi, invasori.
L'isola è una prigione, e il mare le sbarre. Se ti trovi sulla terraferma, qualunque cosa succeda, te la dai a gambe o salti in macchina e scappi. Da queste parti, però, come fai a scappare? E per andare dove poi? Per questo ti dico che l'isola è una prigione. L'ho capito adesso. Ma è così. Una prigione. La sapevano lunga quelli che un tempo mandavano la gente al confino nelle isole. E adesso siamo allo stesso punto. Adesso siamo in democrazia, mi dici. Certamente. All'epoca mandavano la gente nelle isole di forza, adesso ci veniamo da soli. Una grande differenza, giusto? Giusto.

Leros

La prima verità di Simona Vinci racconta la storia terribile dell'isola manicomio di Leros, in Grecia. Nell'isola del Dodecaneso per anni vennero deportati pazienti psichiatrici provenienti da tutti i manicomi della Grecia fondando una "colonia per psicopatici" con oltre 2.700 posti letto. A questi si aggiunsero, durante il regime dei colonnelli, migliaia di oppositori politici. E' solo a partire dal 1991, dopo una serie di denunce della situazione, e dopo pressioni internazionali che si cominciò a lavorare per la chiusura del manicomio e la liberazione degli internati. Il romanzo di Simona Vinci racconta la storia di Angela, giovane ricercatrice italiana, che arriva sull'isola assieme a volontari, medici e psichiatri provenienti da tutta Europa.
L'isola si vorrebbe chiusa in sé stessa, autosufficiente, padrona del proprio destino quanto più la terraferma e le sue eco distruttive sono lontane; ma è un'illusione. Inesorabile la diversità biologica arriva con il vento, le maree, le navi che solcano le acque e portano uomini e bestie, naviganti, costruttori e disboscatori, qualche volta poeti. L'equilibrio di un'isola è perfetto e fragilissimo; un attacco esterno può minare ogni cosa, radere al suolo tutto ciò che la natura, paziente, ha costruito in migliaia di anni.

Porquerolles

Il clan dei Mahé di Georges Simenon. "Ci sarebbe andato a Porquerolles" Nonostante il clima troppo caldo che rende tutti insofferenti, la sistemazione in una pessima pensione, il cibo scadente, il dottor Mahé, "un tipo paziente", sa che sarebbe tornato, di anno in anno, nell'isola. Affascinato, turbato da una ragazzina col vestito rosso con la quale non scambierà mai nemmeno una parola, il dottor Mahè, seguendo il proprio turbamento interiore, non può sfuggire all'isola, al suo richiamo, al proprio destino.
Là sotto c'era un mondo ostile, un mondo a lui estraneo, davanti al quale si sentiva smarrito. E anche l'isola, con la sua cappa di cielo ronzante di sole, lo scorpione nel letto di suo figlio, il frinire assordante delle cicale...


Insulo de la Rozoj

L'isola e le rose di Walter Veltroni racconta una storia vera. Alla fine degli anni '60, al largo di Rimini, in acque internazionali, viene costruita un'isola artificiale, una piattaforma di cemento su palafitte. Fra sogno utopico (quello di un luogo dedicato all'arte, alla cultura, allo spettacolo) e sfruttamento commerciale, l'isola viene dichiarata stato autonomo con tanto di bandiera, carta costituzionale, emissione di francobolli, lingua ufficiale (l'esperanto). Fino all'epilogo inevitabile: l'abbattimento con cariche di tritolo da parte delle autorità.
E'  l'Isola delle Rose la creatura perfetta, il minotauro marino. E' figlia del mio desiderio, pratico, di trovare ricchezza e possibilità di qualcosa di nuovo, di grande, e della tua utopia, del tuo sogno di un mondo più aperto e più giusto, del tuo amore per l'arte e la bellezza.


L'isola Hispania

La zattera di pietra di José Saramago
E se la penisola iberica si staccasse dall'Europa e questa nuova isola cominciasse, lentamente, a navigare in mare aperto?
Dopo ci fu una pausa , si sentì passare nell'aria un grande soffio, come il primo respiro profondo di chi si sveglia, e la massa di pietra e terra, coperta di città, villaggi, fiumi, boschi, fabbriche, macchie incolte, campi coltivati, con la sua gente e i suoi animali, cominciò a muoversi, come una barca che si allontana dal porto e punta al mare di nuovo ignoto.


E ancora:

Avventure di piccole terre, di Ambrogio Borsani
Isole. Coordinate geografiche e immaginazione letteraria, a cura di Nicoletta Brazzelli
Inferni, mari, isole. Storie di viaggi nella letteratura, di Roberto Mussapi (al momento non in commercio, cercatelo in biblioteca)
PANTAGRUEL - Sconfinamenti d'estate, Rai Radio 3. La puntata del 30 luglio 2016 è interamente dedicata alle isole italiane

giovedì 28 aprile 2016

Un grafico per La nave di Teseo

Circola in rete una petizione che invita, ironicamente, a trovare un grafico vero per la casa editrice La nave di Teseo (potete leggerla e battervi per questa giusta causa qui). Della singolare bruttezza delle copertine della casa editrice di Elisabetta Sgarbi parla Federico Novaro in ben tre post.
Incuriosita sono andata a cercarmele una ad una queste copertine. E ho scoperto che La Nave di Teseo ancora non ha un sito web (o meglio un sito c'è, ma non è che un abbozzo che rimanda ad un altro sito prossimamente online). E c'è una pagina facebook tristemente monopolizzata da uno di quei commentatori seriali che si chiosano addosso. Poi c'è una   E c'è un account twitter, ma se vogliamo scoprire quali sono i libri pubblicati finora l'unico sistema (oltre a recarsi direttamente in libreria) è quello di cercarli su un catalogo di libreria online, io l'ho fatto con IBS.
Insomma, visto che siam qui a raccoglier firme per un grafico, facciamolo anche per trovare qualcuno che si occupi della comunicazione e non dimentichiamoci di un correttore di bozze, che la Bompiani in questo campo ha sempre avuto qualche problemino.